Per chi non avesse vissuto gli anni ’90 specifico: “OT” vuol dire Off Topic, ovvero “fuori argomento”. Nei forum si usa per specificare che un determinato post probabilmente non è direttamente collegato con l’argomento principale del thread.
Questo post è OT rispetto agli argomenti che tratto tradizionalmente, ma è al contempo espressione di un pensiero che ritengo incredibilmente necessario per la sopravvivenza di un auspicabile società post-ideologica.
Premessa:
Dopo due anni di lavoro di ricerca, Emanuele Toscano e Daniele di Nunzio hanno pubblicato un libro sul movimento CasaPound. In seguito hanno aperto un blog che “ci permetterà di raccogliere commenti e considerazioni, positivi o negativi, da destra e da sinistra, riguardo al libro. Sarà uno spazio aperto, in cui speriamo tutti sappiano confrontarsi civilmente.”.
Il libro può essere acquistato on-line, al prezzo di 15,00€.
Non ho ancora finito di leggere il libro, invece ho letto il blog, tutti i commenti, l’intervista di Capriccioli ed i relativi commenti, le varie bacheche di Facebook. Inoltre – conoscendo personalmente Emanuele – ho avuto modo di affrontare l’argomento.
Ma veniamo al dunque:
Più dei risultati della ricerca di Emanuele e Daniele mi ha impressionato la violenta reazione che ho avuto modo di constatare sul Web. Il fatto che i due autori abbiano analizzato e fornito un’interpretazione di un fenomeno come Casapound è stato sufficiente per scatenare un’ondata di reazioni ostili, una vagonata di insulti agli “amici dei fasci“.
Il lavoro è ovviamente orientato allo studio ed alla comprensione del fenomeno dal punto di vista scientifico. In tal senso la lente di ingrandimento utilizzata dai ricercatori non è stata certamente influenzata da appartenenze ideologiche; sarebbe come immaginare che Darwin parteggiò per una tipologia sola di tartarughe o che rifiutò di considerare alcune scimmie nella sua ricerca per semplici antipatie.
Quindi Casapound è stata analizzata senza pregiudizi, con la stessa dignità che si riserva ad un movimento non fascista.
Questo è stato lo scandalo: un pensiero che ho estratto dalle decine di commenti letti sul Web, consiste nel negare il diritto ad essere oggetto di analisi e la dignità di interlocutore a chi “non la pensa come noi”.
Cosa ho capito:
Ho capito che una conquista della post-ideologia deve senz’altro essere l’oggettivazione dei criteri di valutazione delle idee.
Ovvero non bisogna “essere il criterio” e misurare le idee degli altri in relazioni alle proprie, ma occorre stabilire dei criteri oggetivi e comuni con cui confrontare e confrontarsi.
Cosa mi interessa:
Voglio capire quali sono le regole del nostro gioco. Regole condivise e condivisibili alle quali tutti giochiamo e al di fuori delle quali non c’è gioco ma espulsione.
Dopodiché, chi è dentro è dentro e chi è fuori, è fuori. Ma una volta dentro, tutti i giocatori hanno la stessa dignità e possono essere battuti solo giocando, appunto, nel rispetto delle regole.


Non ho niente da aggiungere. Hai colto il punto: non si può pensare che gli storici che studiano il fascismo siano fascisti, o chi studia il terrorismo sia terrorista.
Separare il giudizio di valore dal proprio oggetto di studio, è il primo, indispensabile passo per fare ricerca degna di questo nome. Max Weber, uno dei padri della sociologia, insisteva molto sull’”avalutatività” delle scienze sociali. Ne parla ne “L’oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale (1914)”. In questo testo polemizza con l’interpretazione dialettica del materialismo storico, sostenendo e rivendicando il carattere scientifico della conoscenza storico-sociale. Inoltre, l’insegnamento di Weber che a mio avviso risulta essere più importante è che le scienze storico-sociali si occupano dell’essere e non del dover essere, per cui sono oggettive se rinunciano ai giudizi di valore e si limitano alla mera descrizione dei fatti.
Questo non vuol dire che, in altri luoghi e in altri contesti, il ricercatore storico sociale non possa esprimere il suo punto di vista sul suo oggetto di studio: ma non deve far si che i suoi valori di riferimento non influenzino la sua interpretazione dell’oggetto di studio.
Il fatto è che alcuni argomenti come la politica, sono difficili da epurare dalle passioni.
Proprio per questo non ci si rende conto che azioni come la chiusura forzata di casapound ci rende fascisti a nostra volta. Pasolini (con la sua consueta lungimiranza) lo chiama “il fascismo degli antifascisti”.