Le festitività natalizie invitano alla riflessione ed io non mi sottraggo certo a questo riflesso.
La stanchezza da always-online mi ha invitato a ragionare sul singolare (secondo me) rapporto che hanno creatività e giornalismo online.
Il mio Google Reader gestisce più di 500 iscrizioni a blog, testate locale e nazionali, italiane, internazionali ed intercontinentali, dotate anche di versione cartacea o solo on-line. Sull’iPad ho installato poco più di una decina di applicazioni di magazine l’edicola è altrettanto carica di iscrizioni. Eppure, essendo onesti: ultimamente l’innovazione nel giornalismo multimediale è un miraggio.
Le “grandi testate” si copiano l’una con l’altra differenziandosi per pessime trovate tecno-horror come sfondi pubblicitari in movimento o copiando video di Youtube senza citare la fonte, le testate medio-piccole ed i blog a parte variazioni di template (ma molto simili) ed qualche particolare espressione caratteriale dell’autore sembrano fotocopie a colori.
Probabilmente perché l’attenzione del giornalista/blogger è completamente monopolizzata dall’on-line news-hunting, dallo scrutare ininterrottamente le altre realtà. Oppure – e adoro quest’ipotesi – in questo preciso momento tecno-storico proprio non abbiamo modo di concentrarci sulla nostra ispirazione, sulle nostre idee, sulla nostra innovazione.
Il giornalsimo cartaceo ha delle scadenze nette, forse talvolta eccessive, strette, maniacali, ma ha dei tempi. Dei tempi che prevedono una fase di pubblicazione ed una fase di ragionamento; quantomeno offre lo spazio adatto alla riflessione.
On-line è diverso: ci si aspetta che il giornale o l’influencer di turno pubblici a distanza di un paio d’ore – massimo mezza giornata – un pezzo su ciò che è stato. Ci si aspetta poi un’immediata reazione, una discussione, un’argomentazione e una rielaborazione all’insegna della tempestività, del right-now.
A mio avviso quando il tempo scarseggia e lo spazio per la riflessione si riduce ai minimi termini, la logica prevale sull’interpretazione. Quindi fioccano articoli/post che dicono esattamente ciò che logicamente devono dire, niente di più.
Per non parlare poi dell’innovazione tecnologica (hardware, software, interfaccia, ecc. ecc.) che è praticamente sospesa.
E’ evidente che la maggior parte delle testate on-line non ha idea di come racimolare denaro, svendendosi alla pubblicità full-screen o ai prodotti editoriali complementari del tipo “siamo giornalisti ma vendiamo libri e calendari per campare“.
C’è bisogno di ripensare tutto, di innovazione, di freschezza.
Non ce la faccio più a vedere giornalisti che per stare al passo con i tempi si improvvisano marketing-guru, ingegneri di usabilità, tecno-innovatori ed esperti di Web. Detesto la linea del “il giornalista deve diventare anche un web developer o un web designer o un App Developer” .
Innovati o muori.

