
Lo stato dei contenuti d’oggi
Cameron Koczon interpreta lucidamente lo stato attuale dei contenuti al giorno d’oggi:
La maggior parte del contenuto d’oggi è bloccato. Affonda fermamente le radici in uno dei molti siti e delle molte applicazioni che esistono sul Web. Dato che il contenuto è bloccato, siamo obbligati a spendere tempo prezioso per salvare in qualche modo le fonti che ci interessano nella speranza di essere in grado un domani di risalire facilmente al contenuto interessante. Noi inseriamo i Website nei preferiti. Noi selezioniamo i Tweet come preferiti. Noi creaiamo liste in file di testo.
In un contesto del genere è ovvio che i Siti Web rappresentano il centro gravitazionale attorno al quale gli utenti sono soliti orbitare. Sebbene la situazione sia rimasta invariata per anni, le opportunità generate dalla nuova tipologia di fruizione del contenuto impongono un completo ripensamento del sistema. La nuova tipologia di fruizione deve evolversi superando la semplice ottimizzazione per le perifceriche più in voga (tablet, smart-phone) e deve puntare tutto sulla flessibilità a livello atomico, dando modo agli autori di disporre di contenuto flessibile per oltre 10 anni.
Recentemente, osserva Koczon, l’opportunità di flessibilità si sta trasferendo agli utenti grazie ai servizi di “content shifting” come Instapaper.
Content shifting
Il “content shifting” permette all’utente di selezionare un particolare pezzo di contenuto in un certo contesto e di renderlo disponibile in altri contesti. Instapaper, ad esempio, permette all’utente di salvarsi facilmente gli URL visitati cliccando sul tasto “Read Later” dell’applicazione. La lettura successiva può avere luogo in contesti molto differenti da quello originale.
Prima di essere “shiftato” il contenuto deve essere necessariamente identificato, sradicato dalla fonte e legato all’utente.
Koczon definisce questo processo il “processo di liberazione del contenuto” (content liberation).
Content liberation
La librazione del contenuto si suddivide in due parti:
- Distillazione (distillation): il contenuto è estratto dal contesto e riportato nella sua forma grezza.
- Associazione (association): dopo la distillazione il contenuto grezzo necessita di un nuovo contesto, di una nuova home alla quale appordare. In questa fase interviene l’utente che in qualche modo dovrebbe classificare – relativamente ad un account personale – le informazioni.
This liberated copy is tied to a user and its fate is in their hands.
Una frase tanto evocativa quanto descrittiva dell’obbiettivo: “liberare” il contenuto e lasciarlo nelle mani dell’utente. Il “contenuto liberato” può essere utilizzato sul proprio Desktop, nelle community, nei social network, per ricerche universitarie o per cultura personale, su una varietà indefinita di piattaforme e strumenti.
L’industria del software indipendente potrebbe concentrarsi sullo sviluppo di una varietà d’applicativi progettati sulle diverse esigenze di ciascun segmento di utenti creando il mercato del “content collections“: come catalogare il contenuto, come interrogare il database, che tipo di analisi effettuare sui testi, come accedere alle informazioni, come condividerle con il resto del mondo.
Controllo del contenuto
A questo punto occorre riflettere sulla “proprietà” del contenuto: delegando alle applicazioni (web o non web) il compito di gestire il contenuto liberato, esse potranno in futuro compromettenre l’utilizzo. Instapaper o ReadItLater potrebbero un domani impedire la stampa o l’utilizzo del contenuto salvato a prescindere dalle intenzioni dell’utente.
E’ fondamentale che il contenuto liberato sia completamente open ed è necessaria la possibilità di esportare in qualsiasi momento il database in un formato standard non proprietario (XML, ad esempio).
Proprietà del contenuto
Cameron Kozcon ci fornisce il pezzo mancante del puzzle che improvvisamente rende tutto incredibilmente chiaro. Ovviamente ci si pone il problema del copyright: quando il contenuto viene liberato l’autore perde completamente il controllo, cedendolo all’utente/lettore. Dunque, perché gli autori dovrebbero permettere la copia del proprio contenuto? Lo farebbero ben volentieri se fosse prevista una ricompensa per ogni “copia”.
Il problema centrale dunque non è “permettere di copiare” quanto il “come ricompensare“.
Abbiamo un numero illimitato di strumenti per condividere e virtualmente nessuno per pagare.
Questo è il vero nodo da sciogliere, l’obbiettivo sul quale concentrarsi. Risolto il problema dell’attribuzione e della ricompensa probabilmente il Web raddoppierebbe la quantità e la quantità di autori e lettori.
Attribuzione del contenuto e monetizzazione
L’attribuzione del contenuto dovrebbe essere sempre legata al contenuto stesso. Sul Web ciò non solo non accade, ma il contesto è completamente caotico. Un esempio banale sono le immagini che fanno il giro dei wall di Facebook perdendo le informazioni sull’autore dopo un paio di livelli di condivisione.
Con la perdita di attribuzione si perde la possibilità di ricompensare, sia a livello economico che a livello reputazionale.
Dunque, se uno dei modelli attuamente più utilizzati per monetizzare contenuto sul Web consiste nel riconoscere una retribuzione sulla base del traffico generato, perché non estendere questo concetto anche al contenuto liberato?
Se l’attribuzione del contenuto accompagnasse sempre il contenuto stesso, perché non monetizzarlo?
La torta potrebbe essere composta da tre livelli:
- Attribuzione
- Contenuto
- Pubblicità
Se una torta del genere riuscisse ad essere garantita, allora condividere sarebbe conveniente. Se così fosse, gli autori di Nyan Cat potrebbero stampare gadget e diventare milionari.
Spunti di riflessione
E se questo modello fosse applicato al giornalismo?
Fonti :

Ottimo! Veramente interessante. Farò del mio meglio per viralizzarlo tra studenti e professori!
Grazie mille!!!