Il buon contenuto trionferà sul SEO  

Dobbiamo essere interessanti

Uno dei servizi che offro ai miei clienti che intendono far decollare il proprio business è un set di brand pages su alcuni Social Wetwork.

Le brand pages vengono utilizzate come solidi punti di riferimento per catalizzare una serie di attività come l’advertising, il personal branding, il direct marketing, il sales promotion.

In poche parole sono delle piattaforme perfettamente in linea con i principi del Web 2.0, tramite quali è possibile amplificare o generare la creazione e lo scambio di contenuto user-generated o di campagne di viral marketing.

Differentemente dal modello di marketing tradizionale, i social media hanno modificato le fondamenta della comunicazione a partire dalla tipologia di contenuto all’implementazione, dall’idea di dover raggiungere il potenziale cliente all’idea di essere cercati dal cliente stesso.  Il lavoro di comunicazione che io e il mio studio offriamo si concentra sulla creazione di contenuto “interessante”, ovviamente interessante per i potenziali clienti. Quando il contenuto è di qualità, senza dubbio viene apprezzato, condiviso e discusso. Naturalmente lo stesso contenuto deve far parte di una strategia che in qualche modo crei un ritorno di immagine – e quindi di clienti – al proprietario della brand page.

Investire nel contenuto

A proposito del contenuto, c’è un messaggio che  non finisce di ripetere: “Good content trumps SEO” (il buon contenuto trionfa sul SEO).

E per dare credibilità a questa affermazione cito Matt Cuttsil direttore del team Webspam di  Google: “Non solo perché una persona mette il puntino su ogni ‘i’ e scrive bene l’HTML vuol dire che il suo sia buon contenuto”.

“Anche se fai cose terribilmente stupide oppure se ti fotografi i piedi, ma hai un buon contenuto, vogliamo che venga visto. [..]  non devi fare SEO”

Quindi possiamo decretare conclusa l’era in cui gran parte del budget per un sito veniva utilizzato per finanziare grandi e costanti operazioni SEO. Ovviamente sarà ancora necessario e fondamentale dotare i propri siti di un codice semanticamente perfetto, di ordine, correttezza e precisione, ma il contenitore non sarà certo più importante del contenuto.

Essere ospiti desiderati

Come dice Erri de Luca:

Io scrivo libri piccoli perché il libro è ospite del tempo di chi sta leggendo. E l’ospite se ne deve andare quando è ancora desiderato.

E questa poesia si applica anche concretamente al contenuto delle brand pages e al Web in generale.

L’effetto deve essere proprio questo: la propria presenza online deve stuzzicare l’interesse dell’utente ma non deve saziarlo del tutto; deve offrire risposte, ma anche domande.

Stategia, strategia, strategia

Un elemento importante della leadership è la capacità di delegare. Quando si è liberi professionisti o imprenditori questo è fondamentale, anche se a volte il costo e l’impegno possono essere validi deterrenti, non c’è altro modo per soddisfare le proprie ambizioni.

Io, ad esempio, mi fido ciecamente del mio team. Ma non è un atto di fede, bensì l’evidenza dei dati e la validità della nostra strategia:

  1. Passione: quando si ha a che fare con gli utenti di una community (o i fan di un brand) la passione è un ingrediente necessario per ottenere credibilità
  2. Pianificazione: agitarsi a caso non ha senso. Il mondo del social è impietoso e sa annientare chi non si presenta con coerenza e strategia.
  3. Osservazione: i social media e i suoi utenti sono soggetti a una costante e continua evoluzione, veloce ed incontrollabile. Occorre osservare, conoscere e capire.
  4. Creazione e monitoraggio di obbiettivi: la prima causa del fallimento degli obbiettivi è non averli. Questo vale in ogni campo.
  5. Gestione del budget: innanzitutto ci deve essere un budget. E questo, in Italia, potrebbe non essere scontato. In secondo luogo i soldi sono come dei “semi”: se piantati nel terreno fertile portano frutti, altrimenti muoino.
  6. Focus: bisogna essere in grado di rimanere concentrati. Lavorare con i social media può essere una perdita di tempo devastante per chi non sa mantenere il focus.

 

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3 Comments on "Il buon contenuto trionferà sul SEO"

  1. Alessandro scrive:

    Ora è probabilme che questo commento possa sembrare di parte, ma il buon contenuto è uno degli strumenti del SEO. Io posso (o il mio copywriter) scrivere anche la divina commedia, ma se il mio robots.txt dice a Google cose folli, la mia divina commedia viene letta da me e dai miei collaboratori (forse). La SEO è un insieme di accorgimenti che permettono al buon contenuto di posizionarsi meglio del buon contenuto di un possibile competitor.
    L’affermazione di Cutts è su un più ampio respiro e poco ha a che fare con la SEO vera e propria, nel suo intervento si parla di contenuti e di Panda (se parliamo dello stesso intervento, ma credo di si) e l’estrapolazione del presupposto diventa fuorviante.

    • pixari scrive:

      Ciao Alessandro,

      forse più che commento “di parte” può sembrare un “commento competente”, data la tua professione.
      Poni l’accento su una giusta questione: per quanto si possa discutere sulla necessità della SEO per l’eccellenza di un sito, sicuramente la sua completa assenza lo danneggia pesantemente.

      Un’errata gestione dei criteri basilari di visibilità di un sito ovviamente può rendere inutilizzabile il contenuto stesso.

      La questione interessante è: al netto di problemi basilari (ad esempio, immaginiamo una fresca installazione di WordPress con qualche accorgimento) in che modo conviene utilizzare il budget?

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